Do It Yourself DOG: tutte le ricette della BrewDog per homebrewers

Poco tempo fa mi sono imbattuto in un articolo che parlava di una fonte molto interessante di ricette di birre per homebrewer che merita essere condivisa: a febbraio la BrewDog, birrificio artigianale scozzese ormai famoso anche da noi da tempo, ha pubblicato tutte le sue ricette online. Un manuale di 248 pagine! Diamoci un’occhiata insieme…

Penso che la maggior parte di noi conosca la BrewDog da un po’ di anni, visto che ormai sono tanti i pub che servono le loro birre, solitamente in bottiglia però. Chi non conosce, per esempio, la Punk IPA? Abbastanza caratteristica direi. Nella sua ultima versione anche esageratamente limpida e “pulita” per una IPA, almeno per i miei gusti. Ho sempre l’impressione che facciano più scena le birre velate… Forse anche una scelta di marketing per vendere di più. Infatti, è proprio il marketing aggressivo della BrewDog che rende questo birrificio sempre un caso al limite fra gli appassionati della birra artigianale. Per alcuni la BrewDog rappresenta l’industrializzazione della birra artigianale. Per altri semplicemente una storia di successo della birra di qualità.

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Figura 1. Ormai la BrewDog ha tanti bar/pub in giro per il mondo  (in Italia sono a Bologna, Firenze e Roma). Nella foto due tasting rack con assaggi al loro pub a Camden, Londra, UK. Ci sono passato l’anno scorso per qualche assaggio.

Sia come sia – non mi interessa qui partecipare alla discussione – la loro strategia di marketing ha prodotto anche un risultato positivo per tutti noi: la pubblicazione in chiaro di tutte le ricette dagli albori della BrewDog fino ad oggi, anzi, addirittura fino a domani, visto che hanno pubblicato anche ricette che non fanno ancora parte della loro produzione ufficiale e che verranno prodotte solo nel corso del 2016. Il documento di cui vi parlo si chiama “DIY DOG” [1] (“Do It Yourself DOG”, ovvero “fattelo tu DOG” – non chiedetemi di tradurre “DOG”), ed è una guida alla produzione casalinga delle loro birre in stile all-grain. 234 ricette. Ovviamente non tutte conosciute o meritevoli, ma comunque un’ottima raccolta di ricette che possono vantare un certo successo.

Sempre parlando della Punk IPA, è per esempio interessante vedere come la sua ricetta sia cambiata nel tempo. Guardate le due figure seguenti (se non leggete bene, cliccate sull’immagine per ingrandirla). Notevole come la lista dei luppoli sia cresciuta nel tempo. Per chi cerca gli alpha-acidi (AA%) dei luppoli, non li riportano. Ma c’è l’indicazione degli IBU totali in alto a destra, e con le quantità di riferimento dei luppoli riportate nella ricetta si possono calcolare le quantità necessarie dei luppoli con in mano le rispettive indicazioni di AA%.

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Figura 2. La ricetta della Punk IPA fino al 2010.

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Figura 3. La ricetta della Punk IPA dal 2010 a oggi.

Non ho ancora studiato bene tutto, e penso non serva neanche. Ma indubbiamente questo documento rappresenta uno spunto interessante per l’homebrewer che vuole provare a clonare una birra che conosce o che ha semplicemente voglia di provare una ricetta nuova o uno stile nuovo e cerca qualche dritta.

Peccato che non sono tanti i birrifici che rendono pubbliche le loro ricette. Prevale la paura che qualcuno possa clonarli seriamente. Quando dico “seriamente” intendo un birrificio industriale o un concorrente artigianale. Di sicuro iniziative come queste non rischiano di fare perdere a un birrificio bevitori fra gli homebrewer o addirittura di trasformali in concorrenti. Gli homebrewer sarebbero i principali benefattori della pubblicazione e al massimo diventerebbero ancora più fedeli al birrificio, andando più e più volte a confrontare quanto la loro produzione si avvicina a quella del birrificio che ha pubblicato la ricetta. Parlo di esperienza…

In Italia non sono a conoscenza di tante iniziative del genere. L’esempio più noto sono ovviamente le ricette open-souce della Baladin, con le sue Open Gold, Open White e Open Amber. In Figura 1 si vede, per esempio, addirittura il “beerkit” venduto dalla Baladin per la produzione di una Open Amber in stile all-grain (un altro esempio di marketing fatto bene).

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Figura 4. Il beerkit Baladin Open per la produzione all-grain della Baladin Open Amber (http://www.baladin.it/it/news/beerkit-open-baladin-amber)

Se conoscete altre iniziative come queste, fatemi sapere. Sarò lieto di pubblicare un elenco di riferimenti su questo blog.

Bisogna vedere alla lunga che effetto ha pubblicare le proprie ricette. Io lo faccio con i miei esperimenti su questo blog. Ma non ci faccio soldi. E quindi va bene così. Di sicuro è una pratica nuova che non tutti condividono, ma che può contribuire non solo a far divertire noi homebrewer, ma anche – e secondo me questo rappresenta il vero valore dell’iniziativa – ad accrescere la fiducia dei consumatori di birra artigianale nella qualità dei prodotti che bevono. Speriamo sia così e che tanti seguano l’esempio della BrewDog.

Referenze

  1. BrewDog. DIY DOG: The BrewDog Back Catalog. 2016. https://hopadvisor.files.wordpress.com/2016/06/diy-dog-101.pdf
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